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La storia di Francesco Rinaldelli, ipervaccinato,morto per un linfoma

La storia di Francesco Rinaldelli, ipervaccinato,morto per un linfoma

Giugno 04
20:07 2014

I nostri figli ipervaccinati e indeboliti mandati in giro a prendersi il cancro”

Francesco Rinaldelli, alpino, 26 anni, è morto di cancro nel 2008. Era stato sottoposto a una serie di pesanti vaccinazioni, poi l’avevano inviato a Porto Marghera a respirare diossina. Il padre, da allora, raccoglie prove di quello che chiama “uno sterminio”. Sarebbero 3.500 i militari monitorati: “Ci sono liste segrete che non vogliono mostrarci”. La sua audizione in Senato

Francesco Rinaldelli, di Potenza Picena in provincia di Macerata, era un alpino. Nel 2008, quando aveva solo 26 anni, è morto stroncato dal cancro. Analisi scientifiche hanno dimostrato che era stato sottoposto a una massiccia serie di vaccini carichi di metalli come mercurio e alluminio che lo avrebbero indebolito. Poco tempo dopo il giovane venne inviato a Porto Marghera nel periodo di maggiore emissione di diossina. Questo concomitanza di cause avrebbe causato il linfoma. Il padre, Andrea, da allora raccoglie documenti e dati per salvare quelli che sono ancora vivi, dice: “Noi parenti ci ritroviamo a tirare pugni nel buio”. Il Ministero della Difesa è barricato nel silenzio. Rinaldelli, assieme ai genitori di altre giovani vittime, si è rivolto alla procura di Roma che ha aperto un’inchiesta penale. Ma la giustizia è lenta e il cancro veloce. Molti ragazzi si sono spenti prima che venisse alla luce la verità.

La commissione parlamentare per l’uranio impoverito è sempre più orientata sull’analisi dei danni da vaccini. Durante l’ultima audizione, lei ha chiesto di far luce sulla libertà dei militari di sottoporsi a vaccinazioni. Questo consenso è reale o no?
“Assolutamente no. È ridicolo, formalmente ti presentano un documento da firmare in cui puoi scegliere o meno se vaccinarti. Se dici no, però, vieni processato e perdi il lavoro. Inoltre nessuno viene realmente informato delle controindicazioni legate ai vaccini ed abbiamo le prove che non vengano rispettati i protocolli indicati dalle case farmaceutiche. I militari sono bombardati con molti vaccini fatti a pochissimi giorni di distanza. Non viene preventivamente controllato il loro stato di salute come dovrebbe essere fatto e spesso, come è successo a mio figlio, subito dopo vengono inviati in zone contaminate o rischiose. Con bassissime difese immunitarie sono esposti al rischio di sviluppare cancro e leucemie. A questi ragazzi sono state fatte cose che non si vedevano neanche ai tempi del Terzo Reich. Le direttive sulla carta magari sono corrette, il problema è che consapevolmente non vengono rispettate e i nostri figli muoiono. Però per la prima volta vedo la commisisone parlamentare lavorare davvero per un risultato. Quelli che vi siedono si sono spogliati della veste di senatori e sono tornati a guardare le cose come genitori e cittadini”.
Cosa è successo a Porto Marghera?
“Mio figlio era stato da poco sottoposto a una lunga serie di vaccini. In seguito, con una serie di analisi abbiamo scoperto che i livelli di mercurio e alluminio nel suo sangue erano elevatissimi. Il suo sistema immunitario era fuori gioco, completamente impazzito, non in grado di reagire alle aggresisoni esterne. Mentre Francesco era in servizio a porto Marghera stavano dismettendo sostanze tossiche, per giorni respirò diossina. Così si è ammalato di linfoma. Ha scoperto un bozzo sulla spalla e lì sono inziati quattro anni di un terribile calvario. Vaccinare questi ragazzi senza considerare dove verranno mandati subito dopo è un comportamento criminale, per questo li abbiamo denunciati. Avevano nelle mani i nostri figli, la Difesa li ha usati come cose, senza pensare che fossero persone con un cuore che batte”.
Quanti sono quelli nella condizione di Suo figlio?
“È uno sterminio. Sono 3.500 i militari ammalati oggi monitorati, ma in realtà la cifra è più alta perché ci sono anche tutti quelli che si sono ammalati dopo aver dismesso la divisa. La cosa più grave è che il Ministero della Difesa tace. Perché non tira fuori nomi, dati numeri? Così anche il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità non hanno fatto nulla, nè approfondito. Avrebbero dovuto pretendere dalla Difesa i dati. Si pensa che possiamo noi cittadini, familiari delle vittime, da soli chiedere all’omicida se ci dà la pistola con cui ha ucciso. I carabinieri dovrebbero entrare nel Ministero e portare via i registri che contengono tutti i dati che riguardano i nostri fgli. Perché in realtà questi registri ci sono. Non è vero che non li hanno monitorati, i ragazzi vittime delle loro procedure sono tutti inseriti in una lista e io ho avuto uno di questi incartamenti che lo dimostrano. È un documento riservato, interno, con i dati e la casistica di 18 militari, fra questi c’è il nome di mio figlio. Non possono limitarsi a dire che hanno rispettato i protocolli, devono dirci cosa è successo davvero, e se qualcosa è andato storto per colpa di chi. La verità è che sul banco degli imputati ci sarebbero pezzi troppo grossi”.
Cos’era il progetto Signum?
  “Era uno studio nato per cercare di capire se alcune malattie dei militari andati in Iraq fossero riconducibili all’uranio impoverito ma videro che la presenza di questo era quasi impercettibile. Invece si aprì una nuova traccia: si scoprì che dopo 5 vaccinazioni a volte si sviluppavano ossidazioni cellulari che portavano a tumori. Signum era un progetto grande, coinvolgeva quattro università, stava arrivando a conclusioni scientificamente importanti ma ad un tratto, di punto in bianco è stato accantonato. Forse questo studio ha fatto paura a qualcuno e si è fatto in modo che non andasse oltre. Così noi parenti delle vittime ci ritroviamo a tirare pugni nel buio. Io sono stanco, stanco anche di rabbia e rancore. Mio padre, il nonno alpino che ispirò mio figlio, ha fatto nove anni di guerra, ha creduto in questa Repubblica, e ora io da questa voglio risposte”.

rinaldelli

 

DI SEGUITO IL VIDEO che  RIPORTA LA TESTIMONIANZA DI QUESTO PADRE CHE LANCIA UNA PETIZIONE E UN APPELLO, leggendo la lettera destinata da parte della Famiglia Rinaldelli e di altre famiglie, al ministro della difesa Mario Mauro,parlando dell’inchiesta che “La Repubblica ” sta portando avanti chiamata “VACCINATI A MORTE”.   Tutto questo con lo scopo di FAR CHIAREZZA SULLA VICENDA DI FRANCESCO E QUELLA DI ALTRI MILITARI,DANNEGGIATI…

 

Un abbraccio  a queste famiglie che vivono momenti così strazianti,condividiamo tutti queste informazioni,per poter far luce su queste storie che rimangono invece nell’ombra e nell’anonimato…

    Parla Andrea Rinaldelli,il padre di Francesco

 

ARTICOLO RIPORTATO QUI 

http://www.ilmessaggero.it/marche/mio_figlio_ucciso_a_26_anni_da_4_vaccini_in_un_giorno/notizie/513420.shtml

 

ALTRO ARTICOLO CHE RIPORTA LA STORIA DI FRANCESCO RIPORTATO DI SEGUITO

 

Macerata, padre accusa l’Esercito
«Mio figlio ucciso a 26 anni
da quattro vaccinazioni in un giorno»

Francesco Rinaldelli
di Alessandra Bruno
MACERATA – «Mio figlio ucciso dai vaccini, quando era militare». Andrea Rinaldelli, padre-coraggio di Porto Potenza (Macerata), porta la sua battaglia a “Linea Gialla”. «Francesco mi ha lasciato tutta la sua forza, combatterò fino alla fine per la verità. Non ho paura». A parlare è il papà di Francesco Rinaldelli, l’alpino di Potenza Picena, scomparso nel 2008 a 26 anni, a causa di un linfoma di Hodgkin. Il padre ha sempre creduto che la causa della malattia fosse legata alle vaccinazioni. Una convinzione, rafforzatasi nel tempo, grazie all’apporto di tante famiglie e a risvolti giudiziari senza precedenti.Ieri sera Andrea Rinaldelli è stato ospite della trasmissione condotta da Salvo Gentile su La7.

«Questa potrebbe essere una settimana importante. Arriva dopo la denuncia fatta a Belluno dalla famiglia di Francesco Finessi, morto per la stessa malattia di mio figlio, il primo dicembre 2002. Quest’atto ha portato alla condanna del colonnello medico per falso materiale. Poi c’è un fatto storico, la sentenza del tribunale di Ferrara che per la prima volta ha condannato il Ministero della Salute, riconoscendo un nesso tra i vaccini e l’insorgere dei tumori, come abbiamo sempre sostenuto».

Anche lei si è rivolto alla Procura di Macerata con una denuncia. Con quale l’esito?

«Della denuncia non conosco gli sviluppi. A breve, invece, incontrerò alcuni parlamentari per una proposta di legge. E’ già stato presentato dal senatore Battista del M5S un Odg sull’argomento. Lorenzo Battista è segretario della quarta commissione permanente della Difesa».

Gli anni non cancellano il dolore. Qual è la storia di Francesco?

«Francesco si è ammalato nell’ottobre-novembre del 2004, dopo i vaccini e l’arruolamento nel febbraio dello stesso anno. All’inizio pensavamo che il linfoma fosse grave, ma non così tanto. Dopo le vaccinazioni è andato a fare servizio a Porto Marghera, nel periodo di maggiori emissioni di diossina. Le somministrazioni sono state fatte in maniera irregolare e ravvicinata. Nello stesso giorno a Francesco sono stati fatti 4 vaccini, di cui uno trivalente e un altro polivalente. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato come i vaccini associati a un impatto ambientale pericoloso diano origine a malattie ontogenetiche».

Come si è accorto della malattia?

«Francesco aveva un rigonfiamento sulla schiena. In sei mesi ha perso tanto peso, fino ad arrivare a 45 chili, dai 60 iniziali. Abbiamo provato tutte le terapie, ma il sistema immunitario, a causa dei vaccini, era andato in tilt e si è spento il 16 marzo del 2008».

Cosa si aspetta oggi?

«Vado avanti per la mia famiglia, mia moglie Roberta, mia figlia Silvia e i miei nipoti. Spero che arrivi una legge a tutelare tutti i militari. Dal ’96 ad oggi ne sono morti circa 400 e ammalati in migliaia».

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