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“HIV”? AD OGGI MAI VISTO, NONOSTANTE LE BUGIE MESSE IN ATTO DAI TELEVENDITORI TRASH DI BIG PHARMA.

“HIV”? AD OGGI MAI VISTO, NONOSTANTE LE BUGIE MESSE IN ATTO DAI TELEVENDITORI TRASH DI BIG PHARMA.

“HIV”? AD OGGI MAI VISTO, NONOSTANTE LE BUGIE MESSE IN ATTO DAI TELEVENDITORI TRASH DI BIG PHARMA.
maggio 29
05:47 2016

Vacciniinforma propone di seguito un’interessante intervista e ringrazia due grandi professionisti per il loro prezioso contributo.

Ringraziamo questi brillanti esperti ( microbiologia e anatomia patologica). Ricordiamo che entrambi hanno un PhD in biologia molecolare e cellulare  per questo motivo, daremo loro spazio.

Diamo spazio alle evidenza e alla vera scienza.

 Non scriveremo i loro nomi  perché oltre a tutelare chi davvero ci mette la faccia, crediamo non sia rilevante per la comprensione del seguente articolo.

Confidando nella comprensione dei nostri lettori, con la speranza che facciano tesoro delle delucidazioni e della realtà elargita in merito ad una tematica di rilevante importanza.

“Ricordiamo che condividere delle evidenze scientifiche ,non è reato.
Negarle è reato e a quanto pare NON PUNIBILE DA ALCUNO”.

Consigliamo alla Magistratura di indagare su coloro che giocano sulla pelle dei pazienti; quelli che sono i reali disinformatori . Il terrorismo psicologico e l’inesattezza scientifica non possono più essere sono  tollerate.

Potere ai vertici e omissioni della scienza ufficiale.

Un virus inesistente che serve all’economia a discapito della salute dei cittadini.

 

Hiv/Aids. Documenti ufficiali aggiornati e scaricabili gratuitamente

Aids e Hiv, una “malattia” dovuta “probabilmente” a questo virus che in realtà si chiama HTLV3.

Perché “probabile”?

Siamo nel 1984 quando Robert Gallo e Margaret Heckler annunciarono in conferenza stampa (strano modo per la scienza quello di utilizzare i media per una notizia così sconvolgente e di rilevante importanza) la scoperta di un terribile “virus”  in seguito definito come AIDS.

E’ bene ricordare che la ricerca di Robert Gallo non fu visionata dalla comunità scientifica. Questo è grave. Non si può urlare al mondo intero una tesi non verificata.

Ma questo virus serviva,era perfetto. Bisognava subito arginare quello che la scienza non era riuscita a fare riguardo al mostro del Cancro.

La gente doveva distogliere lo sguardo(come sempre) dal reale problema,così ecco pronta la farsa mondiale, la nuova pandemia di cui la causa era addirittura “probabile” (in medicina vige il principio di probabilità è molto importante saperlo ed’è abominevole).

 Nessuna cura al cancro venne trovata dalla medicina ufficiale (è nota la lotta medica e politica nei confronti di quella che viene definita come medicina “non convenzionale) così fu imputato il virus Hiv di una nuova pandemia.

Ma questo virus esiste davvero?

E’ vero che il presunto HIV non si vede al microscopio elettronico IN VIVO. Le condizioni di laboratorio, parliamo quindi di situazione IN VITRO, nelle quali si afferma di “vederlo” sono condizioni in cui le colture cellulari vengono stimolate con molte sostanze dette “mitogeni” che inducono molte variazioni e reazioni biochimiche nello scenario di laboratorio. Queste sostanze da sole causano la comparsa di “particelle” che possono in effetti sembrare retrovirus, ma non lo sono affatto perché non si trasferiscono da una coltura cellulare all’altra, non sono “infettive”. Quindi sono particelle di natura endogena. Tuttavia, nel caso di Hiv, senza tale stimolazione nemmeno in vitro si vede nulla. E’ lo stesso problema riscontrato fin dal 1983 negli esperimenti di Gallo e Montagnier. Ricordo che in nessuno di questi articoli, considerati la dimostrazione della “scoperta” di un nuovo retrovirus, viene data per certa né l’esistenza di un nuovo retrovirus esogeno né tanto meno un suo ruolo causale nell’AIDS. Montagnier e il suo gruppo lo scrivono a chiare lettere.

Come precisano che “this virus is a typical type-C RNA tumor virus”, ovvero una categoria totalmente diversa da quella a cui Hiv viene fatto appartenere oggigiorno. Gli articoli di Gallo non sono nemmeno articoli scientifici e ricordiamo che venne licenziato dal National Institute of Health per “scientific fraud and misconduct”. Il problema è che la maggior parte dei medici e ricercatori non ha nemmeno mai letto tali articoli. Siamo proprio noi medici i primi ad essere “ingannati”, fuorviati verso una certezza che, se indagata, si dimostra basata sul nulla.

1 .hiv

2. hiv

La questione della morfologia in microbiologia: questa identifica un agente patogeno come appartenente ad una categoria precisa.

Sono parametri fissi, che non cambiano. Se una particella non ha quella dimensione specifica e unica che la fa appartenere ad una specifica ed unica famiglia di virus, allora semplicemente non è quel virus. E’ molto banale. E infatti quando nel 1997 (stranamente lo stesso anno in cui Montagnier ammise in una intervista col giornalista Djamel Tahi “lo ripeto, non l’abbiamo purificato”) su Virology si tentò finalmente di fare ciò che nessuno (incluso Montagnier, Sinoussi, Chermann, etc..) aveva mai fatto, ovvero purificare il presunto Hiv, si vide senza alcuna ombra di dubbio non solo che non ci si trova davanti ad un retrovirus, ma ancora meno appartenente alla sottofamiglia dei Lentivirius. La morfologia, il diametro e diversi altri parametri tipici dei retrovirus, infatti, sono totalmente diversi rispetto alle rappresentazioni grafiche di Hiv che si trovano ovunque. Sono diversi dalla definizione di Hiv che viene data sui testi universitari (anche su manuali prestigiosi come il Robbins si trova solo un disegno di Hiv, nessuna foto reale) e dagli specialisti. Non ultimo Hans Gelderblom, uno dei più grandi esperti mondiali in microscopia elettronica che ha lavorato a lungo con Montagnier che afferma in un suo celebre articolo che:

“Retroviruses are enveloped viruses with a diameter of 100-120 nm [nanometre=10-9 metre] budding at cellular membranes.  Cell released virions contain condensed inner bodies (cores) and are studded with projections (spikes, knobs)”.

(Gelderblom HR, Özel M, Hausmann EHS, Winkel T, Pauli G, Koch MA. Fine Structure of Human Immunodeficiency Virus (HIV), Immunolocalization of Structural Proteins and Virus-Cell Relation. Micron Microscopica 1988;19:41-60)

Ma, ironia della sorte, proprio Gelderblom è tra gli autori dello studio su Virology nel quale nessuna delle caratteristiche morfologiche da lui stesso descritte e ancora oggi attribuite ad Hiv è presente.

3. hiv

4. hiv

Ancora più significativo il fatto che in questo studio le proteine “virali” identificate tramite elettroforesi su gel nella coltura cellulare “infetta” sono state trovate, anche se in differente quantità, anche nelle colture cellulari “non infette”. Stiamo quindi parlando, e gli autori lo scrivono, di materiale cellulare, e non virale. Questo spiega anche il fatto che quando in laboratorio eseguiamo dei test anticorpali per Hiv, anche nei soggetti che vengono definiti “negativi” troviamo quasi sempre una piccola percentuale di reattività o “positività” per Hiv che dir si voglia. E questa è una cosa che ogni mio collega vede con i suoi occhi e che da sempre ci ha fatto sospettare su cosa stiamo realmente misurando.

5. hiv

6.hiv

Ma parliamo delle  sieronegativizzazioni: ne abbiamo viste molte nei decenni, per i motivi più svariati. Montagnier stesso ne parlò fin dai primi anni 80 e ben prima delle sue dichiarazioni in “House of Numbers”. Ma questo aspetto è quello che più si vuole tacere, perchè mette in imbarazzo la comunità scientifica per un semplice motivo: se Hiv fosse quello che si dice, non sarebbe possibile assistere alla negativizzazione di un soggetto infetto. I virus integrano il loro genoma nella cellula ospite e, una volta che questo avviene, non è un processo reversibile. Non si perdono gli anticorpi. Non si perde il genoma virale. Ebbene, questo invece con Hiv succede molto più di frequente di quanto non si dica. E ammettere e riconoscere i casi di “negativizzazionesignifica quindi ammettere che Hiv non è un retrovirus esogeno.

C’è quindi un grande paradosso tra la LETTERATURA SCIENTIFICA e le osservazioni dello stesso Luc Montagnier (si legge senza la “R” finale,così tanto per puntualizzare ai saccenti tuttologi).  Di seguito i casi di negativizzazione dal 1985 (soggetti definiti sieropositivi tornati ad essere sieronegativi) confermati da diverse pubblicazioni.  

1. Spontaneous HIV-1 seroreversion in an adult male.(http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17325620

2. Articolo che dimostra come pazienti confermati sieropositivi siano ritornati sieronegativi (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9863108)

Sicuri che non esista letteratura scientifica che possa aiutare qualcuno a ragionare?

hiv sieroconversione2

Che cosa misurano i test Hiv allora?

Nessuno lo sa di preciso perché il test è coperto da segreto di brevetto per volontà dello stesso Gallo. Di sicuro, e questo è innegabile, esiste una correlazione tra un test Hiv positivo e un certo grado d eventuale predisposizione a sviluppare certe patologie. Ma questo vale per molti altri parametri di laboratorio. Ad esempio la VES (Velocità di Eritroedimentazone) è anch’esso un parametro predittivo sullo sviluppo eventuale di certe malattie. Ma la differenza è che se trovo la VES elevata in un paziente non gli comunico una sentenza di morte certa né gli somministro una chemioterapia vitalizia: prima cerco di trovare la causa, poi la eventuale cura. Come è norma in medicina.

I test Hiv non sono altro che dei mediocri test aspecifici che misurano in un certo qual modo lo stress ossidativo e la flogosi (infiammazione). In questa ottica non è difficile comprendere perché molti soggetti tornino “sieronegativi”: hanno solo superato un momento di stress immunitario attribuibile a varie cause spesso diverse per ogni caso specifico. Come ormai è noto nei fogli illustrativi dei test viene scritto che non danno conferma di infezione da Hiv.

RAGIONARE CON LA LOGICA.

Asserire che non esiste uno standard riconosciuto per stabilire la presenza/assenza di anticorpi per Hiv 1-2 nel sangue umano, significa asserire che il virus non esiste.

test-elisa

Ora passiamo all’informazione “scientifica” portata avanti da trasmissioni come “Le Iene” da cui ci dissociamo totalmente.

“Il Caso Valentino”

Anche affidandoci alle statistiche ufficiali del CDC, che indicano 8 possibilità di contagio su 10.000 rapporti sessuali completi e non protetti, è un caso assolutamente non credibile. Inoltre se davvero si volesse dimostrare che questo “Valentino” abbia infettato una trentina di donne (sorvolando sulle decine di migliaia di rapporti sessuali che avrebbero dovuto avere), Hiv andrebbe isolato e purificato dal sangue del soggetto per poi poterne sequenziare il suo genoma virale, poi bisognerebbe fare lo stesso con ognuna delle 30 donne. Fatto questo, i genomi andrebbero confrontati e dovrebbero essere tutti identici. Non è una procedura molto diversa da quella adottata in Medicina Legale quando vogliamo stabilire la paternità.

Ho inoltre notato che la ragazza intervistata, una delle “vittime”, afferma che la sua malattia era già in uno stadio avanzato “superiore a 200”, sottolinea ad un certo punto. Ora, se si riferisce ai linfociti CD4 o alla “viremia” non viene precisato né da lei né dalla Toffa. Un altro strano dettaglio che mi ha fatto sospettare sulla veridicità del servizio. Inoltre la malattia, anche facendo finta che sia tutto vero, non può essere in poco tempo già ad uno “stadio avanzato”. Inoltre come facciamo a sapere se queste ragazze hanno avuto rapporti con altri uomini? Se hanno fatto uso di droghe? E come fa a saperlo la Toffa? Bisognerebbe chiederlo a lei.

La Reazione a Catena della Polimerasi (PCR) non è uno strumento diagnostico perché nel caso di Hiv, come già detto, non possediamo una sequenza genetica unica e specifica e le omologie di sequenza, insieme alle condizioni di stringenza del produttore di ogni kit, lo rendono un test totalmente aspecifico.

PCR

La “carica virale” è infatti documentata in soggetti sieronegativi da moltissimi anni. Inoltre la PCR è una tecnica di amplificazione (e non di identificazione) di piccoli frammenti di codice genetico, di solito circa 200 nucleotidi, che vengono decisi arbitrariamente. L’algoritmo di una PCR prevede che quella sequenza venga amplificata di milioni di volte. Comunicare quindi ad un soggetto che ha milioni di copie di Hiv per millilitro di sangue è una menzogna, una formula matematica, non una realtà di laboratorio. Una sequenza amplificata di codice genetico non è una particella unica e specifica. Ma si spaccia la PCR come “isolamento” di HIV. Niente di più falso. Anche la letteratura specialistica è chiara al riguardo.

7. hiv grande

Ma sulla trasmissibilità cosa sappiamo? E soprattutto,cosa viene condiviso al mondo dai media? Ci soffermeremo sul programma trash che mesi fa ha mandato in onda una penosa testimonianza,denunciando la pericolosità di HIV mediante delle affermazioni false e poco intelligenti. Un caso che ha sconvolto l’Italia intera il cui protagonista è Valentino,un nome di fantasia come la stessa testimonianza.

Alcuni fenomeni (ci piace chiamarli così) hanno avuto la brillante idea di occuparsi (misteriosamente) della tematica HIV da mesi ed in maniera continua,tanto da destare sospetti non solo ai medici ma all’intera popolazione; i commenti sulle loro pagine social la dicono davvero lunga,sopratutto sul comportamento ineducato di una loro conduttrice, la quale ha contribuito solo alla reale disinformazione.

Riteniamo giusto ricordare ai contribuenti, che questo è il vero negazionismo e la vera dissidenza. Affrontare argomenti in questa maniera,è molto pericoloso.

Passiamo oltre il comportamento irrispettoso della conduttrice in questione,poiché non è nemmeno degno di essere commentato.

Anche la foto di Hiv mostrate con orgoglio dalla stessa  Toffa nel suo servizio, con l’appoggio del prof. Aiuti (che avrebbe dovuto dichiarare i suoi conflitti di interesse sul tema, per essere almeno lontanamente credibile, ma né lui né la Toffa ne hanno fatto cenno) al quale poniamo una domanda pertinente:

“Perchè proprio lui (che conosce direttamente lo stesso Montagnier) ha deciso di non citare l’ articolo del 1983 sulla scoperta dell’HIV ? E perchè ha omesso anche la micrografia elettronica dello stesso articolo?”

Consigliamo di andare a vedere chi è Aiuti e quanto ha guadagnato e ancora guadagna da quando è nata questa “epidemia di AIDS”; a parte ciò, durante la sua intervista,non viene dimostrato nulla: non viene citata la fonte, non è presente la banda in nanometri che in microscopia elettronica è fondamentale per indicare la dimensione della particella che stiamo cercando di identificare.

Come le foto presenti nell’articolo storico di Montagnier, tali particelle non coincidono con la tassonomia della famiglia dei Retrovirus, sottotipo Lentiviridae nello specifico.

Quando il prof. Aiuti afferma di avere “visto e isolato” Hiv molte volte, dimentica di dire in quali condizioni: ovvero in vitro e in colture cellulari iperstimolate. Stesso errore di Montagnier, che aggiunse inoltre nei suoi esperimenti linfociti provenienti da placenta contenuta nel cordone ombelicale. Ebbene la placenta è ricca di retrovirus endogeni, indistinguibili da eventuali retrovirus esogeni. E qui andrebbe aperta un’altra parentesi sul perché molte donne incinte risultino positive al test Hiv, ma non voglio dilungarmi. La presenza di proteine attribuite ad Hiv nella normale placenta umana è cosa non solo nota a noi specialisti, ma anche documentata in letteratura da almeno 20 anni.

Va inoltre sottolineato e ripetuto che tutte queste presunte immagini di HIV provengono quindi da colture cellulari. Non una sola di esse proviene direttamente da un malato di Aids, nemmeno da quelli ai quali si attribuisce l’assurda etichetta di avere una “carica virale” elevata.

Tutto porta a credere che nell’articolo di Montagnier del 1983 i retrovirus endogeni del linfocita proveniente dal sangue del cordone ombelicale siano stati attivati dalle condizioni particolari della coltura. Tutte queste colture sono state iperstimolate con sostanze mitogene e stimolanti come la fitoemagglutinina (PHA), il fattore di crescita dei linfociti (TCGF), INTERLEUCHINA 2 e inoltre i corticosteroidi. Ora, tutte queste sostanze sono conosciute come attivanti dell’espressione di retrovirus endogeni presenti in ognuno di noi.

Credo personalmente, conclude il nostro PhD, che se non ci fosse la paura che la verità diventi pubblica, nessuno avrebbe scomodato Le Iene. Perché?

Perché è evidente che qualcuno ha commissionato quei servizi. Non credo che la Toffa si sia svegliata una mattina per improvvisarsi esperta retrovirologa.

All’estero una cosa del genere non sarebbe mai accaduta.

Ricordiamo le evidenze. Non forniremo pensieri ma dati di fatto.

  • Articolo sull’epatotossicità dei farmaci antiretrovirali. Il collasso epatico è la prima causa di morte nei sieropositivi e non fa parte delle presunte patologie hiv-correlate:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11830344

  • La prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine afferma che svariate patologie AIDS-correlate appaiono poco dopo aver iniziato la terapia antiretrovirale. Ma per molti sono farmaci “salvavita”.

http://www.annals.org/content/133/6/447.abstract

Ricordiamo le implicazioni importanti sulle TERAPIE RETROVIRALI,le quali hanno degli effetti secondari ,molto tossici.

VOLUTAMENTE,non viene presa coscienza sull’esaustiva letteratura scientifica,questo è un dato da cui partire,ed’è abominevole.

Un recentissimo articolo,ha dimostrato che i soggetti sieropositivi che assumono la terapia antiretrovirale,sviluppano e arrivano al DECESSO per malattie che non sono correlate all’aids (esempio un infarto).

Qualunque aspetto è quindi disconfermato dalla LETTERATURA SCIENTIFICA, la  quale non viene mai (chiediamoci perché) enunciata in diversi manuali di microbiologia,virologia etc,come ad esempio il Manuale di Harrison (uno dei punti di riferimento per gli studenti in medicina).

NON CREDIAMO AL FATO E NEMMENO ALLE COINCIDENZE

Volendo giocare ai complottisti,come dichiarano gli ignoranti,notiamo che uno degli autori del Manuale Harrison è  Anthony Fauci, uno degli architetti della storia dell’HIV. Non è detto perciò che una cosa sia attendibile solo perché è scritta su un manuale di medicina. Ci vuole un grosso sforzo per indagare fino in fondo e non tutti lo fanno (è palese).
Concludiamo infine con uno stralcio delle dichiarazioni del Dr.Mandrioli durante la discussione della sua tesi:

“Cercando i dati sul sito del Ministero della Sanità,in relazione alla DEFINIZIONE DI AIDS,con la legge del 29 aprile 1994,noi vediamo che il caso di aids,definito come un paziente sieropositivo che sviluppa uno di questi 23 (avete letto bene,anche se ad oggi ci sono molti più sintomi ) sintomi elencati,oppure un paziente sieronegativo che sviluppa altri sintomi sempre elencati (in bianco) e considerati nella diagnosi differenziale solo con le malattie che elenca il Ministero,e che sono soprattutto malattie immunologiche; raccomandato ovviamente è l’utilizzo di chemioterapici o immunodepressivi.

In particolare,dice espressamente il Ministero “altre possibili cause di IMMUNODEFICENZA, non squalificano in sé la malattia che indicatore di aids”. Questo significa che tutte le altre cause di immunodeficienza (dallo stress alla gravidanza) non vanno in diagnosi differenziale con HIV e con le altre malattie elencate dal Ministero. Ad esempio,una donna incinta che fa uso di eroina (e che per questo potrebbe avere una immunodeficienza) viene definita dal Ministero una malata di aids,se sviluppa una toxoplasmosi cerebrale. Mentre ad esempio,se un paziente sviluppa immunodeficienza a seguito dell’utilizzo di chemioterapici,questa è considerata secondaria”.

 Che i giornalisti facciano ciò che delinea un grande lavoro,quello di chi indaga e ricerca la verità. 

Non abbiamo bisogno di programmi spazzatura che raccontano il falso, INCUTENDO PAURA ALLA GENTE GIA’ TROPPO DISINFORMATA.

Che venga intervistato lo stesso Montagnier . Che venga data la parola a tutta la comunità scientifica.

Consigliamo a queste persone di informarsi e studiare.

Ricordiamo ai media di assumersi la responsabilità dei loro vili atti.

Aspettiamo con ansia la calata delle finestre in un prossimo convegno da parte di quello che tutto sono,tranne un equipe di giornalisti informati sui fatti.

Uno spettacolo pietoso  non solo per loro,ma per noi contribuenti che paghiamo lo stipendio ai veri negazionisti.

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