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Vaccinazione anti papillomavirus: si richiede al Ministro della Salute la sospensione della campagna di vaccinazione in attesa sia del completamento della sperimentazione

Vaccinazione anti papillomavirus: si richiede al Ministro della Salute la sospensione della campagna di vaccinazione in attesa sia del completamento della sperimentazione

luglio 16
08:55 2015

Alcuni senatori del gruppo misto (primo firmatario Il dottor Maurizio Romani) hanno presentato un’interrogazione al Ministro della Salute sulla vaccinazione anti papillomavirus, richiedendo la sospensione della campagna di vaccinazione “in attesa sia del completamento della sperimentazione, secondo i tempi stabiliti dalla procedura ordinaria, che dei risultati che potrebbero emergere dagli studi sulle reazioni avverse al vaccino avviati in altri Paesi.”

Articolo riportato da Senato e Assis

senato

E’ di questi giorni la notizia che l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha avviato un’indagine sul rapporto tra la vaccinazione a due patologie, la sindrome da dolore regionale complesso (Crps), una condizione di dolore cronico agli arti, e la sindrome da tachicardia posturale ortostatica (Pots), in cui la frequenza cardiaca aumenta in maniera anomala dopo che ci si siede o ci si alza.

Questo procedimento rafforza la nostra richiesta di moratoria della vaccinazione, che si può sottoscrive a questo indirizzo
http://www.assis.it/moratoria-vaccino-hpv/ .

Secondo i dati dell’Associazione italiana registri tumori – si legge nel testo dell’interrogazione- l’incidenza e la mortalità del tumore della cervice stimate in Italia dal 1980 al 2015 sono in continua riduzione. Nel 2013 si stimano in Italia 1.580 nuovi casi di tumore del collo dell’utero e circa 720 decessi, ovvero 5 nuovi casi annui ogni 100.000 donne e 2 decessi l’anno ogni 100.000 donne. La prevalenza a 15 anni dalla diagnosi, ovvero il numero totale di donne a cui è stato diagnosticato un cervico-carcinoma nell’arco dei precedenti 15 anni, si riduce progressivamente e nel 2013 si stimano 17.620 casi prevalenti in Italia. La riduzione del rischio di ammalarsi e di morire per tumore della cervice è più accentuata nelle donne oltre i 65 anni di età e via via meno importante nelle più giovani, tanto che dalla metà degli anni 2000 il differenziale di rischio per età si è azzerato o addirittura invertito. Livelli e tendenze di incidenza e mortalità stimate a livello nazionale sono sostanzialmente omogenei sul territorio;

in Italia il tumore della cervice uterina è da molto tempo oggetto di screening grazie ad una diffusione sempre più capillare del “PAP test” che non ha come obiettivo la diagnosi di un tumore già sviluppato ma ha una funzione prettamente preventiva di ricerca di quelle anomalie cellulari che potrebbero, in un secondo momento, portare allo sviluppo di tumori; le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano come target primario per la campagna di vaccinazione le pre-adolescenti tra i 9 e i 13 anni di età perché solo la somministrazione prima dell’inizio dei rapporti sessuali induce una protezione elevata.

Pertanto le ragazze tra i 14 e i 16 anni sono considerate come un target secondario, in quanto si presume che l’impatto della vaccinazione sia più limitato. Di fatto l’efficacia della vaccinazione diminuisce notevolmente se si è già contratta un’infezione con uno dei 3 tipi di virus contenuti nel vaccino; sono noti circa 120 genotipi di HPV.

Di questi, 40 genotipi sono associati, in entrambi i sessi, a patologie del tratto anogenitale, sia benigne che maligne. I tipi “a basso rischio” sono implicati in alterazioni cellulari a livello delle mucose genitali a basso grado di malignità. I tipi “ad alto rischio” causano alterazioni cellulari ad alto grado di malignità;

a partire dai primi rapporti sessuali, che comunque non costituiscono l’unico veicolo di trasmissione del virus, la possibilità di contrarre il papillomavirus è elevatissima tanto che oltre il 75 per cento delle donne sessualmente attive lo contrae nel corso della propria vita;

appare utile sottolineare che solo una piccola minoranza di donne sviluppa un’infezione persistente e solo queste possono, ancor più raramente, sviluppare lesioni precancerose. Meno dell’1 per cento delle donne infette da un tipo di HPV potenzialmente cancerogeno sviluppa lesioni neoplastiche. Inoltre in circa la metà dei casi l’infezione regredisce spontaneamente nell’arco di un anno e nell’80 per cento dei casi in 2 anni.

Considerato che:

i vaccini attualmente in commercio proteggono da 4 dei genotipi di HPV, ritenuti responsabili di circa il 70 per cento dei tumori alla cervice, e possono essere di due tipi: Cervarix è bivalente, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza delle lesioni precancerose e cancerose a livello genitale sia nell’uomo che nella donna, Gardasil quadrivalente, con anche l’obiettivo di ridurre le lesioni condilomatose nelle donne e la papillomatosi laringea nei nati da donne vaccinate. La protezione minima fornita dovrebbe durare circa 4 anni;

numerose sono le perplessità che emergono in relazione al procedimento di approvazione in particolare di uno di questi vaccini, il Gardasil. Il Food and drugs administration (FDA) statunitense ha infatti approvato il vaccino nel 2006 con una procedura abbreviata, la cosiddetta fast-track, concepita con l’obiettivo di velocizzare la valutazione di farmaci che trattino patologie molto serie o che comunque vadano incontro ad un’esigenza medica e terapeutica inevasa. Sembra incomprensibile, sulla base dei dati epidemiologi esposti, che si sia data una corsia preferenziale per la sperimentazione di questo vaccino che non si è fondata su dati effettivi che dimostrano l’efficacia del vaccino in quanto basati non sulla riduzione dei casi di tumore sviluppatosi da infezioni di HPV ma sulla sola prevenzione dell’HPV; l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) individua come campo di incertezza la durata dell’immunità dal virus. Essendo nota la durata minima di 4 anni ma non quella massima non è chiaro fino a che età una bambina vaccinata a 9 anni possa considerarsi protetta. Un’altra area di incertezza riguarda l’impatto complessivo che la vaccinazione avrà sulla prevenzione della mortalità correlata all’infezione. Considerazione più che necessaria visto che la campagna vaccinale è stata avviata in tutte le regioni italiane prima ancora che ci fossero dati significativi;  l’Aifa stessa ammette che con i dati disponibili non è nemmeno possibile conoscere i risultati che si possono attendere dalla vaccinazione di chi è già stato esposto all’infezione. In realtà dal rapporto 2006 del Vaccines and related biological products advisory committee del FDA, nato con lo scopo di valutare i dati concernenti la sicurezza, l’efficacia e l’uso appropriato dei vaccini, si evince chiaramente che una donna che è stata precedentemente esposta a HPV e poi viene vaccinata con Gardasil ha una riduzione dell’efficacia del vaccino del 44,6 per cento; risulta agli interroganti che non si siano ancora fugate le perplessità legate alla tossicità degli eccipienti contenuti nel vaccino quali, ad esempio, l’alluminio; sul sito dell’Aifa si legge chiaramente che il PAP test rimane al momento l’intervento più efficace per la riduzione della mortalità associata al cancro della cervice; le autorità sanitarie del Giappone, dopo il forum internazionale sulle reazioni avverse manifestatesi in ragazze vaccinate contro il papillomavirus tenuto a Tokyo il 25 e 26 febbraio 2014, hanno deciso per una moratoria della vaccinazione fino al termine naturale della sperimentazione ed il Governo giapponese ha ritirato la raccomandazione per la somministrazione del vaccino disponendo parallelamente uno studio per monitorare il vero impatto del vaccino sul tumore alla cervice, si chiede di sapere:

  • se il Ministro in indirizzo non ritenga fondamentale per la salute pubblica acquisire dati più significativi di quelli attualmente disponibili circa l’efficacia del vaccino nel prevenire il tumore alla cervice uterina e le potenziali reazioni avverse;
  • se non consideri urgente sospendere la campagna di vaccinazione in attesa sia del completamento della sperimentazione, secondo i tempi stabiliti dalla procedura ordinaria, che dei risultati che potrebbero emergere dagli studi sulle reazioni avverse al vaccino avviati in altri Paesi.

AGGIORNAMENTI
Associated Press

HONOLULU (AP) – Dopo aver ascoltato i cittadini Hawaiani dichiararsi contro la pratica vaccinale di massa, i legislatori delle Hawaii hanno fatto altrettanto.

Dichiarandosi contro tale pratica hanno preso posizione contro questa calamità . Il disegno di legge da loro non condiviso avrebbe favorito lo Stato sul processo riguardante le vaccinazioni federali.

Il disegno di legge avrebbe favorito quindi il Dipartimento della Sanità sull’adozione di ferree linee guida nella pratica vaccinale. Niente esenzioni,questo il motivo (oltre alla preoccupazione) per cui la senatrice Rosalyn Baker ha affermato giovedì che tutto questo non sarebbe andato avanti.

http://m.hawaiinewsnow.com/hawaiinewsnow/pm_133549/contentdetail.htm?contentguid=uT6kV9n8

http://www.capitol.hawaii.gov/session2016/testimony/SB2316_TESTIMONY_CPH_02-02-16_LATE.pdf

 

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