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Cancro: meccanismi oscuri e “deviati” della ricerca

Cancro: meccanismi oscuri e “deviati” della ricerca

febbraio 18
14:15 2015

Cancro: meccanismi oscuri e “deviati” della ricerca


***Quarta parte***


Reportage documentato sui meccanismi oscuri che stanno dietro il palcoscenico della ricerca sul cancro. I motivi del fallimento, le persecuzioni ai ricercatori “deviati”, il giro d’affari, le coperture politiche e l’asfissiante propaganda di terapie pesantemente nocive.Uno strumento di notevole utilità per capire, o affrontare con coscienza, uno dei fenomeni oggi più preoccupanti per la salute umana.


.LE STATISTICHE E I RELATIVI PARAMETRI: SONO REALI E OGGETTIVI?

.L’Introduzione del termine “RELATIVO” dal parte del NCI nei parametri


cancro tabelle


Il prof. John Bailar, biostatistico dell’Università di Harvard,assieme a Smith, dell’Università dello Iowa intervennero nel 1994 all’incontro annuale della Commissione USA sul cancro, analizzando i dati degli ultimi  30 anni.

Risultato?

Sempre più persone erano colpite e morivano di cancro,eppure molte più persone sopravvivevano più a lungo

Sebbene i dati di mortalità fossero aggiustati tenendo conto della crescita e invecchiamento della popolazione,come spiegare questo paradosso?

Bailar e Smith contestarono l’introduzione da parte dell’NCI del parametro di “sopravvivenza relativa”. L’aggettivo RELATIVO fa subito “lievitare le statistiche di sopravvivenza” di 7 o 8 punti percentuali! Ciò è  avvenuto verso la metà degli anni ’60.

I DATI PERCIO’ DIVENTANO RELATIVI POICHE’ ESISTE UNA STIMA DI MORTI PREVISTE.

  • Usando i dati relativi,se un paziente affetto da cancro,muore per un’altra causa (anche a causa degli effetti della chemio) nelle statistiche questo risulta un caso di guarigione.

QUESTO RENDE PROBLEMATICO IL CONFRONTO CON LE VECCHIE STATISTICHE!

Come fa notare il Dott.Jones (1969 incontro annuale a New Orleans dell’American Cancer Society),il confronto con il passato è improponibile perché alcune forme semimaligne cutanee sono state da qualche anno classificate come Cancri.Facendo ciò, il numero di casi che avevano una lunga sopravvivenza sono aumentati istantaneamente.


 

Bailar e Smith sottolinearono pecche ancora più determinanti nell’elaborazione
statistica del National Cancer Institute (NCI).

Una cosa importante è che l’NCI ha negli ultimi, anni scelto arbitrariamente di riportare solo le cifre sui bianchi.

≪L’incidenza di morte per cancro della popolazione di colore è aumentata di uno straordinario 77% negli ultimi 30 anni. Includere le persone di colore avrebbe significato rovinare le statistiche≫.

La soluzione dell’NCI era stata allora di metterli in un gruppo separato e non sommabile al totale. Inoltre Bailar e Smith fecero notare che i dati sul cancro ai polmoni furono DICHIARATAMENTE OMESSI.

L’NCI si giustifica affermando che l’elevata incidenza di mortalità di questo tipo di cancro non ha nulla a che fare con l’efficacia o l’inefficacia dei trattamenti applicati.


 

Le scelte “sul campo”

oncologia


Ci sono poi alcune pecche nel modo di presentare i singoli studi scientifici o i dati elaborati dagli ospedali.

Gli oncologi possono selezionare i loro casi per esempio,e scegliere solo quei pazienti che ( si pensa) abbiano le maggiori probabilità di sopravvivenza.

≪Se si esaminano da vicino i casi operati da un chirurgo che ha una percentuale di sopravvivenza straordinariamente elevata, si scoprirà quasi sicuramente che il chirurgo ha rifiutato di operare molti pazienti con una minore possibilità di sopravvivenza a lungo termine. Le incidenze di sopravvivenza nel cartellino di chirurghi di capacità uguali possono essere basse a causa del numero di casi difficili cui non si sono voluti sottrarre≫.


La maggior parte dei dottori ci tengono ad avere un’elevata percentuale di sopravvivenza: tali statistiche possono essere decisive nel determinare l’allocazione dei finanziamenti governativi, promozioni o affluenza di altri pazienti. Lo stesso vale per i centri di ricerca.

Un famoso protocollo sulla chemioterapia che attualmente viene largamente usato per curare i cancri al seno, aveva scelto per un ampio studio SOLO quelle donne per cui la massa tumorale era stata ridotta del 60% dopo la prima sessione di cura. Nonostante questa eclatante omissione, la differenza di sopravvivenza senza tumori fra le pazienti sottoposte a trattamento e quelle non sottoposte era soltanto del 12%. Valutando i dati originari, risulta chiaro che la chemioterapia probabilmente riduce la probabilità di sopravvivenza.

E questo trattamento è quello attualmente considerato la “cura standard” per le donne affette da cancro al seno (Robert Mendelsohn, prof. di Medicina e Presidente Commissione di abilitazione medica, Università dell’Illinois) .


Sempre più spesso nella letteratura medica si parla del problema della chiusura anticipata del trial clinico, con valutazioni intermedie rispetto al punto finale precedentemente pianificato che capovolge totalmente la valutazione di un determinato protocollo chemioterapico (Hughes, AD., Pocock S.J., “Regole per interruzione dei trial clinici e valutazione dei problemi che questi presentano”, Statistics inMed, n. 7, 1231 42, 1988).

Insomma i titoli trionfalistici dei giornali (≪il 50% dei tumori oggi guarisce≫,La Stampa, 12 aprile 1995) nascondono una realtà dove l’ottimismo sembra davvero ingiustificato.

A partire dal 1975 il giornalista Daniel Greenberg  analizzò da vicino le cifre rilasciate dal National Cancer Institute e intervistò oncologi e ricercatori. Egli scoprì un ≪quadro molto più nero di quello che di solito viene dipinto alla gente dalle istituzioni di ricerca sul cancro≫.

Greenberg notò che ≪oggi il paziente, che in teoria dovrebbe beneficiare del germogliare della ricerca sul cancro avviata negli anni cinquanta, ha invece approssimativamente le stesse percentuali di probabilità di sopravvivere cinque anni di un paziente il cui cancro fosse stato scoperto prima che la ricerca sul cancro fosse iniziata.Gli studi pubblicati relativamente alle terapie convenzionali per il cancromostrano dei miglioramenti solo nel trattamento della leucemia infantile. La sopravvivenza a 5 anni di tutti i tipi di leucemie, però, rimane tragicamente bassa [4%].Il periodo medio di sopravvivenza nelle statistiche governative si misura ancora in mesi, non in anni, e questo nonostante i risultati apparentemente ottimi per la leucemia≫( A critical look at Cancer coverage, Columbia Journalism Review, 1975).


 

national cancer istitute


 

La contraffazione delle statistiche e i “non” tumori

Teniamo a mente questo precetto: per paziente guarito si intende colui che non è morto dopo 5 anni.

Nel 1984 H. Bush, del Regional Cancer Center di London in Ontario (USA),spiegò sulla rivista Science il motivo per cui le statistiche di sopravvivenza del cancro sembravano migliori di quanto fossero in realtà: ≪Queste statistiche stanno migliorando non tanto grazie ad un miglior trattamento, ma a causa delle
diagnosi sempre più precoci, le quali fanno semplicemente “partire prima” il periodo dei cinque anni≫


E’ stato documentato che i “Pap test” danno un’elevata percentuale di falsi positivi.
Cioè la diagnosi è tumore, ma il tumore non è presente. In parecchie occasioni (le statistiche canadesi e americane lo confermano) si è provveduto a togliere l’utero,in base ad una diagnosi errata o addirittura in forma preventiva, in numerosi casi di cancro niente affatto reali, ma solo “sospetti”.

Ciò sembrerebbe assurdo, se non fosse per il fatto che l’operazione,oltre a generare profitto all’oncologo, migliora anche la sua percentuale di successo, in quanto la donna operata,di un cancro inesistente, risulterà guarita.

Ogni dimissione ospedaliera risulta una guarigione

“Se una persona viene dimessa dall’ospedale si dice che è in remissione.
Quando ritorna viene curata e viene dimessa un’altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, allora i risultati migliorano. Un individuo può essere registrato in remissione ripetutamente, diciamo 9 volte, e verrà registrato morto una volta sola: allora si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola”..


 

Da un’intervista a dott. Di Bella, gennaio 1998 (di cui vi verrà fornito un link di una delle sue varie interviste)

Pubblicato il 02 feb 2015
La terza puntata sul tema della lotta al cancro attraverso interviste al Prof. Giuseppe Di Bella

 

Il parametro su cui si basa la storia clinica del malato di cancro è la “risposta al farmaco”.


chemioterapia immagine


 

Le “false guarigioni”

Un Esempio?

Se un paziente con microcitoma polmonare (un tumore particolarmente maligno e le cellule tumorali sono altamente indifferenziate,cioè riproducono esclusivamente se stesse),dopo 6 cicli convenzionali di chemioterapia che dura circa sei mesi(viene chiamata “chemioterapia di prima linea”, può ottenere
anche la scomparsa della massa neoplastica. Il paziente risulta “guarito”. Se a distanza di altri sei mesi compaiono metastasi (in questo caso in genere sono epatiche o cerebrali), cioè se il tumore riesplode, e in modo non controllabile, quella stessa persona figurerà come un nuovo paziente, perché “quello di prima” risulta guarito.

Nel caso in questione, poi, si inizierà una terapia detta di “seconda linea”che non sarà più specifica (cioè con gli stessi chemioterapici) come la precedente poiché, se la prima è fallita (il cancro si è difeso creando cloni di cellule resistenti a quel farmaco,così come succede con gli antibiotici). La possibilità di azzeramento della patologia, vista la diffusione del male, non esiste più. Nella casistica però rimane la scomparsa di quel tumore. Esiste poi una chemioterapia di “terza linea”, detta anche “di salvataggio”, che non è altro che un bombardamento finale realizzato con un cocktail di chemioterapici.


 

Alla fine nella casistica il Paziente operato = paziente clinicamente guarito

Come abbiamo detto precedentemente quindi,un paziente viene dimesso dopo un ciclo di chemio da un ospedale e risulta guarito. A distanza di un anno si presentano delle metastasi: a questo punto, per le più svariate ragioni,non torna a farsi curare nello stesso ospedale, ma in un altro.

Risulterà un nuovo caso. Quello precedente ha avuto esito favorevole,perché è guarito! Ecco perché,come avete visto, “il 50% dei tumori oggi guarisce e il restante 50% si cura”!!!
(Speciale Di Bella, gennaio 1998, Il Resto del Carlino, Il giorno, La nazione, Zanfi Editori)


Annalisa Parisi, che ha lavorato due anni come segretaria di reparto in Oncologia al S.Camillo di Trento (oggi è dipendente dell’Azienda USL) ha provato a denunciare lo scandalo delle statistiche sui malati di tumore truccate presso politici e assessori, ma senza trovare ascolto.

≪Le statistiche le fanno a modo loro. La verità è che per le statistiche, piccole o grandi che siano, prendono solo i gruppi di pazienti che fanno più comodo≫

E a proposito della guarigione del marito [grazie al protocollo Di Bella] aggiunge:

≪Ne ho visti morire tanti con lo stesso tumore di Guido, anche al primo stadio. Anche se erano molto meno gravi di mio marito, per loro la chemioterapia è stata inutile≫


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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