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«Lei ha l’Aids», ma la diagnosi è sbagliata

«Lei ha l’Aids», ma la diagnosi è sbagliata

Giugno 27
14:26 2014

CONTINUANO I CASI DI MALASANITA’

«Lei ha l’Aids», ma la diagnosi è sbagliata

Ginecologo in pensione fa causa al San Matteo dove lavorava.

L’avvocato civilista: «Responsabilità difficili da provare»

PAVIA. Gli avevano diagnosticato il virus dell’Hiv e per questa patologia il paziente, un medico ginecologo del San Matteo ora in pensione, aveva cominciato a curarsi.

Terapie e farmaci pesanti, che, insieme all’angoscia di avere una grave malattia, avevano condizionato la sua vita. Per mesi. Fino a che un esame più approfondito, eseguito in un altro ospedale, aveva escluso quella patologia.

Ora, per quella diagnosi errata, il paziente-medico chiede i danni al San Matteo, dove erano stati eseguiti i primi esami, che avevano dato esito positivo per quella patologia. Per la precisione la causa civile in Tribunale a Pavia è in corso da tempo, ma sta entrando ora nel vivo, con una vera e propria battaglia di perizie e consulenze su cui il giudice sarà chiamato a pronunciarsi. Della vicenda, per la sua delicatezza, sono trapelati solo pochi dettagli.

A quanto pare tutto sarebbe cominciato con un incidente che il medico aveva avuto in sala operatoria. Nell’eseguire una manovra si era ferito alla mano con uno strumento chirurgico. Un piccolo taglio, che però aveva creato qualche preoccupazione e spinto ad alcuni controlli. Fatto sta che, secondo quanto denunciato dal medico stesso, da uno di questi esami era emersa la positività al virus dell’Hiv.

Una notizia che aveva fatto precipitare il medico nell’angoscia più totale e che aveva avuto conseguenze, come è facile immaginare, sulla sua vita sociale e di relazione. Erano anche cominciate le cure. E ulteriori esami. Uno di questi, però, era servito a ribaltare del tutto il quadro: in un ospedale piemontese avevano escluso la presenza dell’Aids.

Da qui era partita la trafila giudiziaria. Prima una denuncia penale, poi archiviata dal magistrato che non aveva rilevato, in quella presunta diagnosi errata, nessuna responsabilità o colpa dei medici. L’ipotesi, tuttavia, di avere a che fare con un caso di falso positivo non ha impedito che la causa civile andasse avanti. Il dilemma, a questo punto, sta tutto nel dimostrare di avere subito il danno. Danno che, secondo il San Matteo (che però non commenta la vicenda), non ci sarebbe mai stato. Per il medico, all’opposto, quella diagnosi avrebbe reso la sua vita un incubo.

«In generale la quantificazione di un danno esistenziale, come immagino sia in questo caso, è sempre molto difficile – spiega l’avvocato civilista Rosa Foceri, che si occupa soprattutto di cause relative a colpe mediche e professionali –. C’è un’incertezza assoluta rispetto a questo tipo di risarcimento, perché bisogna dare la prova oggettiva delle conseguenze subite.

E non trattandosi di una lesione misurabile, è facile immaginare la complessità di dovere dire innanzitutto se il danno c’è stato, e poi di quantificarlo. Si potrebbe andare da poche migliaia di euro fino a un milione di euro. Non conosco il caso specifico, ma per una vicenda simile la prima cosa da capire, ad esempio, è quanto è durata la diagnosi, cioè per quanto tempo il paziente è rimasto nella convinzione di essere gravemente ammalato.

Più questo tempo si allunga, più c’è un diritto a vedersi riconosciuto il danno. Ordini degli psicologi di altre Regioni di Italia stanno provando a elaborare tabelle che tengano conto proprio delle sofferenze morali che una vicenda del genere può comportare».

 

 

 

http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2012/03/13/news/lei-ha-l-aids-ma-la-diagnosi-e-sbagliata-1.3282871

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